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Infedeltà Coniugale, Agenzia Investigativa specializzata nelle investigazioni Private, investigazioni infedeltà Coniugali. Il partner non è sincero? Infedeltà coniugale? Tradimento, Adulterio, Risarcimento Danni. Sospetti? Il danno da infedeltà coniugale è risarcibile! Infedeltà coniugale? Sospettate di essere traditi? il Vs partner non è sincero?  L’agenzia investigativa  svolge indagini professionali e riservate per presunta infedeltà coniugale, accertamenti e ricerche in ambito familiare e personale. Chiama Agenzia IDFOX.

 

Come si dimostra l'Infedeltà Coniugale?
Con un servizio investigativo di osservazione comportamentale, svolto da un’Agenzia Investigativa autorizzata, documentando l’attività svolta con filmati e/o foto con impressa data ed orario; al termine delle investigazioni verrà rilasciata una dettagliata relazione tecnica per un eventuale uso legale.

Con le nostre prove inconfutabili è possibile ottenere:
- l'addebito per colpa a carico del coniuge infedele
- eventuale assegno di mantenimento o riduzione
- assegnazione della casa coniugale
- eventuale affidamento dei figli minori (solo per casi gravi)

L'agenzia IDFOX autorizzata dalla Prefettura di Milano, sino dal 1992, è sinonimo, da sempre, di affidabilità, efficienza ed efficacia. Apprezzata dai clienti per i “risultati” ottenuti, si è sempre distinta anche per la sua riservatezza, caratteristica fondamentale in tale ambito.

Per ciò che riguarda l’aspetto economico, è bene sapere che esistono delle tabelle prezzi autorizzate dalla Prefettura, alle quali l’agenzia investigativa deve attenersi e sul mandato investigativo dovrà essere riportato l’importo/tariffa oraria pattuita, più Iva e spese. Nulla vieta però all’investigatore privato e al cliente stesso, di accordarsi su un corrispettivo “a forfait” in base alla natura dell’indagine.

Non scegliere l’investigatore privato più economico nè quello che propone delle promozioni o sconti vari, e nemmeno quello contattato telefonicamente che vi richiede, per svolgere l’incarico, di inviare del denaro accreditandolo su Poste Pay; e nemmeno quelli mascherati dietro tariffe falsamente abbordabili, mascherati dietro a titoli inesistenti, mascherati dietro a finte lauree o attestati altisonanti.
Ricordatevi che non ci si può improvvisare investigatore privato e soprattutto, senza aver avuto precedentemente un incontro presso la sede dell’agenzia investigativa e senza aver firmato un regolare contratto investigativo.

 

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Come si sceglie il MIGLIORE “INVESTIGATORE PRIVATO”?
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Il titolare dell’agenzia IDFOX, con oltre 30 anni di esperienze investigative maturate nella Polizia di Stato, è stato diretto collaboratore del Conte Corrado AGUSTA, ex Presidente dell’omonimo Gruppo AGUSTA SpA, inoltre è stato responsabile dei servizi di sicurezza di una multinazionale, nonché presso multinazionali operanti in svariati settori quale metalmeccanici, chimica, oreficeria, elettrica, elettronica e grande distribuzione, ha sempre risolto brillantemente ogni problematica investigativa connessa a: infedeltà coniugale, infedeltà aziendale, ai beni, dai marchi e brevetti dalla concorrenza sleale e alla difesa intellettuale dei progetti, violazione del patto di non concorrenza, bonifiche, protezione know-how ed alla tutela delle persone e della famiglia, nonché referente abituale di studi Legali su tutto il territorio Italiano ed anche Estero.

Questa è la storia dell’agenzia IDFOX, ed è il motivo per il quale i nostri clienti ci apprezzano per i risultati e per la riservatezza.

Infedeltà Coniugale: Comportamenti Sospetti
Le cose cambiano…. come l'incontro con un nuovo partner.
Ed è proprio questo cambiamento che dobbiamo osservare attentamente:
Spegne il cellulare rientrando a casa
Tiene sempre con se il cellulare, anche sotto la doccia
Passa molto tempo al computer e/o fecebook
Ha cambiato gusti in materia di abbigliamento intimo
Ha cambiato abitudini in generale
Ha cambiato abitudini alimentari e/o non mangia più a casa (quando arriva a casa ha spesso già mangiato, alludendo a colleghi o altro..)
E' molto dimagrita (donna)
E’ spesso molto teso, irascibile (uomo)

Cose da fare
1) Osservare con lucidità ed obiettività senza reagire in alcun modo
2) Osservare con calma ed attenzione
3) Rifletti, la spiegazione di ogni cosa è quasi sempre la più semplice
4) Chiedi una consulenza, il parere di un esperto può porre fine a dubbi impedendoti di arrovellarti nell'incertezza
5) Lascia il problema in mani esperte ed affidabili

Cose da non fare
1) Non bisogna provare a pedinarlo: è assolutamente inutile se non fatto da professionisti
2) Rendere il partner più sospettoso, rendendo più complicata l'esecuzione della vera attività investigativa di un professionista
3) Non porre troppe domande o informarsi su spostamenti ed impegni. La cosa è assolutamente inutile poiché eludibile con facili scuse
4) Non chiamarlo troppo spesso al cellulare: questo atteggiamento infastidisce ed allarma il partner, rendendo più difficoltoso un eventuale intervento investigativo
5) Informarsi presso amici comuni: ricordiamoci che la complicità è un legame sovente superiore a qualsiasi amicizia
6) Confidarsi con gli amici?: No!! E’ un’attività inutile e potenzialmente molto dannosa.

 

Infedeltà Coniugale: ricordiamo che anche attraverso il web (Facebook, ecc.) si può incorrere nel tradimento coniugale: Secondo la Costituzione (C. Cost. 18/04/1974 n.99) la fedeltà deve intendersi come l’obbligo di entrambi i coniugi di astenersi dall’intrattenere relazione e/o rapporti sessuali con terzi; “il dovere di fedeltà consiste nell’impegno di ciascun coniuge, di non tradire la fiducia reciproca ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che non deve essere intesa soltanto come astensione da relazioni sessuali extraconiugali. La nozione di fedeltà impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di saper sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia. E’ evidente che comportamenti che ledano la fiducia del partner possano mettere in essere i presupposti per una separazione con addebito a carico del coniuge che si relaziona anche solo platonicamente con un estraneo, e quindi non soltanto in seguito a relazioni sessuali.
In base all’articolo 143 del Codice Civile chi subisce il tradimento potrà richiedere il rimborso di tutte le spese sostenute per l’indagine da addebitare al coniuge infedele in fase di separazione giudiziale.

 

Sentenza Infedeltà Coniugale: di seguito riportiamo alcune sentenze

Cass. Civ. n. 2059 del 14.02.2012
Infedeltà coniugale: L'abbandono del tetto coniugale prima della domanda di separazione e senza una valida ragione fa scattare automaticamente l'addebito. A maggior ragione se il coniuge che ha reciso la coabitazione lo ha fatto per intraprendere una convivenza more uxorio. Infatti, il coniuge, il quale provi che l'altro ha volontariamente e definitivamente abbandonato la residenza familiare senza aver proposto domanda di separazione personale, non deve ulteriormente provare l'incidenza causale di quel comportamento illecito sulla crisi del matrimonio, implicando esso la cessazione della convivenza e degli obblighi ad essa connaturati, e gravando sull'altra parte l'onere di offrire la prova contraria, che quel comportamento fosse giustificato dalla preesistenza di una situazione d'intollerabilità della coabitazione. nonostante l'assenza della giusta causa prevista dall'art. 146 cpv. c.c..

Sentezna infedeltà coniugali:  Cass. Civ. del 14 Aprile 2011 n. 8548
Infedeltà coniugale: Rischia l'addebito della separazione e non ha diritto all'affido condiviso dei figli minori il coniuge che non rispetta la personalità del partner. Infatti, in tema di addebitabilità della separazione personale, ove i fatti accertati a carico di un coniuge costituiscano violazione di norme di condotta imperative ed inderogabili - traducendosi nell'aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l'incolumità e l'integrità fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner - essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento di quest'ultimo, e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non può costituire un mezzo per escludere l'addebitabilità nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere.

 

Sentenza infedeltà Coniugale:  Cassazione civile , sez. VI, sentenza 17.01.2012 n° 610
Infedeltà coniugale e risarcimento: va provata lesione dell'integrità fisio-psichica
Con la sentenza 17 gennaio 2012, n. 610, in tema di assegno di mantenimento, la Corte di Cassazione risolve una duplice questione, in termini di richiesta di risarcimento del danno subito a causa del tradimento del marito e in riferimento alla capacità lavorativa della figlia maggiorenne.
Nel caso di specie, la moglie aveva proposto ricorso per cassazione nei confronti del coniuge, lamentandosi della decisione assunta dalla Corte territoriale con cui, in parziale riforma della sentenza di primo grado in tema di separazione personale, aveva ridotto l’assegno imposto al marito per il mantenimento della moglie, revocando inoltre a quest’ultima l’assegnazione della casa coniugale.
In particolare, le doglianze si riferivano ai richiami operati dalla Corte a rendite vitalizie percepite dalla moglie e al generico impegno del marito di garantire un’adeguata sistemazione abitativa nei sui confronti. In realtà, secondo i giudici del Palazzaccio le censure contenute nel ricorso, inerenti alla quantificazione dell'assegno di mantenimento della ricorrente, sono fondate con riguardo alla ricostruzione della condizione economica di ciascuna delle parti ed al relativo raffronto, ritenendosi immotivata l’inclusione tra i cespiti di lei di una rendita assicurativa mensile, che lo stesso controricorrente non conferma, nonché all'impropria considerazione della futura, ipotetica e non meglio precisata soluzione alloggiativa offerta dal coniuge. Ciò è sufficiente per far ritenere agli Ermellini che nel caso specifico la riduzione sancita dal giudice di merito non avrebbe garantito un tenore di vita analogo alle condizioni di vita godute nel corso del matrimonio. Tuttavia altri due motivi di ricorso, presentati dalla moglie, vengono disattesi: il primo relativo al risarcimento del danno non patrimoniale collegato alla infedeltà del coniuge; il secondo relativo alla revoca del mantenimento alla figlia, ormai maggiorenne.
Quanto al primo punto – condividendo il rigetto operato dal giudice di merito – la Cassazione, pur ribadendo la possibilità della richiesta dei danni anche in ambito familiare, non rileva nessuna lesione di diritti fondamentali e particolarmente dell’integrità fisio-psichica della moglie; riscontro negativo – si legge nella sentenza – che la ricorrente solo genericamente avversa, omettendo di dedurre l’esistenza di circostanze atte ad integrare gli estremi della invocata tutela risarcitoria. Quanto alla figlia il diniego di assegno paterno per il mantenimento ad opera del giudice di merito si fondano sulla puntuale verifica delle condizioni personali ed economiche della figlia ormai trentaseienne e titolare di rendita immobiliare nonché di titolo di studio universitario e, dunque, in grado di attendere ad occupazioni lucrative – peraltro offerte dal padre stesso - ingiustificatamente, invece, da lei rifiutate.
A nulla rileva l’assunto della ricorrente circa l'erroneo richiamo della laurea in architettura della figlia piuttosto che in conservazione e restauro di beni culturali, non apparendo decisivo in rapporto al possibile suo inserimento lavorativo nell'ambito dell'attività imprenditoriale svolta dal padre in ambito edilizio.
In conclusione, per i giudici di Piazza Cavour non emergono elementi che possano portare a conclusioni diverse da quelle già espresse in primo grado. Da qui l’accoglimento del primo motivo del ricorso, con la cassazione della sentenza impugnata limitatamente al motivo accolto, con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di appello territoriale, in diversa composizione.

 

Sentenza Infedeltà coniugale: per la Cassazione il danno è risarcibile:
Il riconoscimento da parte della Suprema Corte del diritto al risarcimento del danno derivante da responsabilità civile nella famiglia ha attraversato un lungo percorso giurisprudenziale prima di essere a tutti gli effetti consacrato a rimedio per tutte quelle condotte perpetrate da un componente della famiglia in danno dell’altro, nel caso di specie da un coniuge in danno dell’altro coniuge.
Dapprima, infatti, la Corte ha riaffermato la centralità della lesione di un interesse della persona di rango costituzionale, quale presupposto del risarcimento del danno alla persona, pur in assenza di una previsione legislativa ad hoc, assecondando il risarcimento del danno causalmente riconducibile alla condotta, dolosa o gravemente colposa, lesiva di un diritto inviolabile direttamente riconducibile agli artt. 29-30 Cost. (ex pluribus Cass. SS.UU. nn. 26972-26975 del 2008). Da ultimo, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18853/11 ha sancito che, data la natura giuridica dei doveri coniugali, non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità tra la domanda di addebito e quella di risarcimento dei danni.
Pertanto, a prescindere dalle controversie nell’ambito della separazione, e dal fatto che, in molti casi la domanda di una separazione o divorzio giudiziale venga trasmutata in consensuale o congiunta, è sempre possibile ottenere, con domanda al giudice civile ordinario, il risarcimento per il danno intrafamiliare, estrinsecatosi, nel caso di specie, in una plateale condotta fedifraga del marito lesiva, per il fatto in sé, ma anche per le modalità con le quali è stata consumata, della dignita’ e onore della moglie. La pronuncia suddetta, difatti, afferma che l’infedelta’ che abbia leso la dignita’ e l’onore del coniuge tradito rappresenta un illecito civile suscettibile di risarcimento danni : “Anche nell’ambito della famiglia i diritti inviolabili della persona rimangono infatti tali, cosicchè la loro lesione da parte di altro componente della famiglia può costituire presupposto di responsabilità civile. Fermo restando che la mera violazione dei doveri matrimoniali, o anche la pronuncia di addebito della separazione, non possono di per sè ed automaticamente integrare una responsabilità risarcitoria, dovendo, in particolare, quanto ai danni non patrimoniali, riscontrarsi la concomitante esistenza di tutti i presupposti ai quali l’art. 2059 cod. civ., riconnette detta responsabilità, secondo i principi da ultimo affermati nella sentenza 11 novembre 2008, n. 26972 delle Sezioni Unite, la quale ha ricondotto sotto la categoria e la disciplina dei danni non patrimoniali tutti i danni risarcibili non aventi contenuto economico e, quindi, entrambi i tipi di danno in relazione ai quali è stata formulata la domanda dell’odierna ricorrente” (Cass. 15 settembre 2011 n. 18853) .
Spetta al coniuge tradito, però, provare l’entita’ dei danni subiti, sia morali che economici: la violazione dei doveri coniugali può, infatti, ledere diritti costituzionalmente protetti qualora si dimostri che la condotta illecita -nella specie l’infedeltà- abbia dato vita ad una lesione dell’integrità psichica e fisica, abbia portato a conseguenze pregiudizievoli della reputazione della vittima, oppure si sia concretizzata in atti specificamente lesivi della dignità della persona. Dall’orientamento giurisprudenziale anzidetto ed in particolare in seguito alla recentissima pronuncia esaminata scaturiranno inevitabilmente una innumerevole quantità di processi per il risarcimento del danno da infedeltà coniugale.

 

Infedeltà Coniugale Sentenza:
NON VOLERE FIGLI NON GIUSTIFICA IL TRADIMENTO DEL MARITO” - Cass. civ. n. 16089/2012

Addebito o non addebito, è questo il dilemma. A risolverlo hanno tentato le corti di merito con esito opposti, infatti, mentre il Tribunale pronunciava la separazione con addebito per il marito, contrariamente, la Corte d’Appello ha riformato la sentenza graziandolo dall’addebito.
Per quale motivo ? Che il marito fosse fedifrago era provato, concretamente e con certezza, avendo questi intrapreso una relazione clandestina con un’altra donna già dal 2003, tuttavia la scelta del coniuge di venir meno ai suoi doveri era stata determinata, a suo dire, non da pulsioni incontrollabili ma dal venir meno dell’unione d’intenti con la moglie, la quale, a quell’epoca, gli aveva confessato di non voler avere dei figli con lui.
La Corte trentina ha quindi ritenuto che il tradimento fosse stato una reazione del tutto proporzionata alla scelta della moglie di non procreare con il coniuge.
Contro tale decisione proponeva ricorso in cassazione la moglie tradita, con tre motivi tra loro connessi: contestando in primo luogo che l’affermazione della donna (che in realtà era una confidenza fatta alla cognata) potesse aver determinato la scelta del marito di intraprendere una relazione extraconiugale; ciò, e questo è il secondo motivo, perché la relazione era iniziata ben prima che la donna esternasse la sua intenzione di non dare figli al marito, ed infine, a contorno, si eccepiva la contraddittorietà della motivazione della Corte d’Appello.
La Cassazione critica la sentenza trentina ritenendo illogico il tentativo di creare un collegamento tra la scelta del marito di intraprendere una liaison con la segretaria (che storia scontata !) e la dichiarazione della ricorrente di non voler avere un figlio dal marito, anche perchè a tale confidenza era seguita una ritrattazione, dubbi e la volontà della donna di riconciliarsi con il coniuge. Circostanze queste di cui il giudice d’appello non aveva tenuto conto.
Tuttavia la Corte di legittimità non cassa la sentenza, rilevando come le censure mosse dalla ricorrente non abbiano toccato il punto centrale della motivazione: ovvero, l’addebito non poteva essere attribuito al marito in quanto lo stesso aveva intrapreso la relazione extraconiugale in presenza di una crisi nel rapporto matrimoniale non più reversibile.
Infatti, per giurisprudenza consolidata, la dichiarazione di addebito della separazione trova fondamento nell’accertamento di comportamenti (tenuti dal coniuge consapevolmente) contrari ai doveri coniugali, nonché nell’insorgenza di una situazione di intollerabilità del protrarsi della convivenza, causalmente relazionata alla condotta addebitabile. Tuttavia, ai fini suddetti, la violazione dei doveri scaturenti dal matrimonio deve intervenire non già quando sia ormai maturata l’intollerabilità della convivenza, ma in un momento pregresso, avendo essa stessa efficacia causale nella insorgenza della crisi coniugale (ex pluris Cass. civ. Sez. I, 1 giugno 2012, n. 8862).
Si ha addebito quindi, ove vi siano violazioni degli obblighi matrimoniali, di regola gravi e ripetute, che diano causa alla intollerabilità della convivenza, e non quando, all’opposto, in presenza di una crisi già esplosa, uno dei coniugi si ‘consoli’ tra le braccia di un altro/a.
Quanto al tentativo della corte trentina di bilanciare (o meglio giustificare) il tradimento con l’asserita volontà della moglie di non voler avere figli si deve notare che con il termine fedeltà, la cui radice significa fede, fiducia, si vuole effettivamente alludere non soltanto all’esclusività dei rapporti sessuali, ma ad ogni manifestazione della vita più intima dei coniugi, nella triplice sfera sentimentale, sessuale e generativa.
Tuttavia, il richiamo al dovere di fedeltà non può tradursi in una “trasfigurazione” dello stesso in un inesistente dovere di assecondare immediatamente il tassativo desiderio (nella specie procreativo) dell’altro coniuge.
Infatti l’evoluzione dei valori e dei modelli sociali di comportamento ha mutato i rapporti di coppia nel senso dell’eguaglianza e dell’autonomia, e con essi comportato il tramonto del ius in corpus e del debitum coniugale (Ferraro, Famiglia e Matrimonio, in Trattato di diritto di famiglia, diretto da Zatti, Giuffrè, 2001, 215).
La procreazione non costituisce più, dunque, l’esito normale o naturale del rapporto di coppia e dello stesso matrimonio, ben potendo essere rinviata (od anche esclusa).
La decisione di avere figli, che naturalmente rientra tra quelle affidate all’accordo dei coniugi, può essere bloccata dal “veto” unilaterale di uno dei due (Roppo, Il giudice nel conflitto coniugale. La famiglia tra autonomia e interventi pubblici, Il Mulino, Bologna, 1981, 314).
Non è più il matrimonio, in quanto istituzione, a costituire la via attraverso la quale assicurare all’uomo una discendenza. In passato regole del diritto e regole sociali valevano a garantire questa aspirazione. Per la donna il matrimonio costituiva pressoché l’unica prospettiva di vita degna; una volta sposata, la donna era tenuta all’obbedienza, e ad un obbligo di fedeltà, per lei sola, incondizionato, né poteva rifiutare i rapporti sessuali - dato che al marito spettava nei suoi confronti il ius in corpus -, o impedire che fossero fecondi - essendo le pratiche contrarie penalmente sanzionate.
Oggi il diritto non offre più questa garanzia: la fedeltà resta il primo tra i doveri coniugali, ma è fondato su basi di reciprocità ed è privo di sanzione penale; il consenso al matrimonio non autorizza a rapporti sessuali non voluti; il controllo della fertilità non è riprovato, ma promosso in vista di una procreazione responsabile. L’aspirazione alla discendenza può, quindi, realizzarsi non in forza del diritto, ma del consenso, un consenso che non è solo quello iniziale, ma che deve rinnovarsi ogni volta.
In questo senso anche il giurista custode della tradizione doveva osservare come “la programmazione delle nascite da un lato - passata in gran parte dalle decisioni dell'uomo a quelle della donna - ed il potere dall'altro riconosciuto alla stessa moglie di abortire senza che sia richiesto il consenso del marito (...) sono espressioni dello stesso filone di tendenza che ha portato alla non incriminazione dell'adulterio ed al libero riconoscimento dei figli adulterini. Questa è rivoluzione: il rapporto familiare, chiuso per naturale tendenza, non trova più una difesa esterna al suo carattere istituzionale; ma questo forse è soltanto un segno che riflette la dilagante libertà dei costumi” (cfr. Trabucchi, Famiglia e diritto nell’orizzonte degli anni ‘80, in La riforma del diritto di famiglia dieci anni dopo, Bilanci e prospettive, Padova, 1986, p. 3 ss., specie p. 11 ss.).
Così, nella disciplina attuale il rapporto tra matrimonio e procreazione è più sfumato rispetto al passato, in quanto nella dimensione dei fini, il matrimonio civile è inteso ad instaurare la comunione materiale e spirituale tra i coniugi ma, diversamente da quanto previsto dal diritto canonico, non è istituzionalmente orientato alla generazione della prole. Nei rapporti tra coniugi, la generazione non costituisce materia di un diritto dell’uno nei confronti dell’altro, e di un correlativo dovere ma, piuttosto, oggetto di una libertà da esercitarsi insieme, solo se entrambi si è d’accordo. Il tramonto della soggezione della moglie al marito porta con sé la riconquista del privilegio nella generazione che la realtà biologica ha consegnato nelle mani della donna, nell’ambito di un rapporto affettivo e paritario (non proprietario) con il partner (Cossu, La filiazione legittima e naturale, in La famiglia, III, Torino, 2000, 25).
In questi termini, la sentenza trentina sembra fare un salto indietro di almeno 35 anni, rivendicando un inesistente ius in corpus nei confronti della moglie che giustificherebbe la ricerca di un diverso partner sessuale da parte del marito, cosa che appare illegittima, prima ancora che infondata in diritto.

Fonte internet

 

  

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INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO

INVESTIGATORE PRIVATO CODICE DEONTOLOGICO - Investigazioni Infedeltà

Investigatore Private Codice Deontologico

Considerata la rilevanza dell’attività di investigatore privato, nel cui ambito vanno annoverate altresì le figure dell’informatore commerciale e dell’operatore di sicurezza ed al cui esercizio accedono le persone munite di specifici requisiti espressamente previsti dalla legge, previa apposita autorizzazione di polizia. Considerata, inoltre, la delicatezza delle singole operazioni effettuate nello svolgimento della attività investigativa, le quali spesso comportano l’ingerenza, con le informazioni assunte, nella sfera privata del destinatario della medesima, con evidenti ripercussioni di carattere giuridico ed etico. Vista, peraltro, la nuova normativa assunta dal Legislatore Italiano, il quale, in applicazione di una direttiva comunitaria, ha regolamentato e tutelato la riservatezza (c.d. privacy) delle persone fisiche e giuridiche, introducendo notevoli limiti all’utilizzo dei dati personali. Ritenuta, conseguentemente, la necessità di stabilire regole omogenee per la categoria professionale degli investigatori privati ad integrazione delle norme previste sia dal T.U.L.P.S. di cui al R.D. n. 773/1931 ed al relativo Regolamento di Esecuzione, sia dalla L. 675/1996. Viste le disposizioni previste dagli artt. 134 – 137 del R.D. n. 773/1931, dagli artt. 257 e ss. del Regolamento di Esecuzione del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza, del D.L.vo n. 271 del 28 luglio 1989 e degli artt. 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale nonché quelle stabilite dalla Legge 31 dicembre 1996 n. 675 e dai successivi provvedimenti del Garante – tra cui quello assunto in data 27 novembre 1997 b, 2/1997 “Autorizzazione al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale de 29 novembre 1997 n. 279 e provvedimento n. 6 del 29.12.1997. La Federpol – Federazione Italiana degli Istituti Privati per le Investigazioni, per le Informazioni Commerciali e per la Sicurezza -, associazione professionale a carattere nazionale rappresentativa degli interessi dei titolari di autorizzazioni governative, ai sensi degli artt. 134 e ss. del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza e 38 e 222 delle Norme di Attuazione, di Coordinamento e Transitorie del Codice di Procedura Penale adotta il seguente Codice deontologico. L’attività professionale di Investigatore privato, nella sua più ampia accezione, è improntata alla scrupolosa osservanza delle regole fondamentali di integrità morale, responsabilità professionale e riservatezza oltre il normale rispetto di tutte le leggi vigenti.

Capo 1
Principi generali

Titolo I
Affidamento ed integrità morale

Art. 1 L’investigatore privato, nell’esercizio dell’attività professionale, deve osservare scrupolosamente le normali regole di correttezza, dignità, sensibilità e alta professionalità, anche fuori dall’ambito lavorativo deve mantenere irreprensibile condotta, posto che nell’esplicare il delicato compito affidatogli dal cliente, l’investigatore non compie solo atti di interesse privato ma anche una precipua funzione sociale di pubblica utilità, affiancandosi, nei casi previsti dalla Legge, alle Forze dell’Ordine.
Art. 2 Assume particolare rilievo il comportamento che l’investigatore deve tenere nei confronti del Cliente: costituisce suo primo dovere quello di informare quest’ultimo su tutte le norme che regolano l’attività investigativa e sulle conseguenze giuridiche derivanti dall’azione svolta dall’operatore, con particolare riferimento alle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996.
Art. 3 L’atteggiamento che l’investigatore privato deve tenere nei confronti dei terzi, siano essi privati cittadini o pubbliche autorità, va improntato a criteri di massima disponibilità e di generale rispetto, sempre nei limiti previsti dalle leggi vigenti. Nei confronti degli organi a cui l’investigatore è sottoposto al controllo deve prestare la massima collaborazione sia nel fornire tutti necessari chiarimenti sullo svolgimento dell’attività investigativa, che nel prestare la propria opera nei casi in cui gli viene chiesto un intervento di ausilio per i fini di giustizia.
Art. 4 Il titolare della licenza nonché i suoi collaboratori, previamente segnalati alla Prefettura di competenza, devono sempre assolvere i propri doveri professionali con il massimo scrupolo ed impegno evitando sempre ed in ogni caso di commettere atti limitativi della libertà individuale. In particolare, gli stessi, nell’essere tenuti alla massima riservatezza sulle informazioni acquisite nell’esercizio della attività investigativa, devono provvedere all’osservanza scrupolosa delle disposizioni previste dalla L. 675/1996 concernente la tutela della privacy.
Art. 5 Nel rispetto delle norme di legge e della deontologia professionale, l’investigatore privato deve rappresentare e/o difendere il suo cliente in maniera tale che il suo interesse prevalga sul proprio e su quello di un collega o di terzi in generale; se egli non ritiene di essere in grado di assolvere all’incarico assunto, deve rinunciare espressamente all’incarico.

Titolo II
Segreto Professionale

Art. 6 Dovere fondamentale dell’investigatore, soprattutto in riferimento al rispetto della normativa sulla privacy richiamata all’art. 4, è quello di informare il Cliente sulla segretezza delle informazioni acquisite nei confronti del destinatario dell’investigazione, nei casi in cui è esentato dall’informare quest’ultimo di essere in possesso dei suoi dati personali; nonché di rendere edotto il committente quando lo stesso è esonerato dal richiedere il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati acquisiti.
Art. 7 Indipendentemente dalla corretta e scrupolosa osservanza delle disposizioni stabilite dalla Legge n. 675/1996, i rapporti che deve tenere l’investigatore privato con la stampa, televisiva o giornalistica, devono essere improntati al rispetto ed alla tutela della riservatezza delle notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio. In particolare, nei casi rari in cui non è tenuto ad osservare il dovere di segretezza e riservatezza, l’investigatore privato deve, comunque, valutare molto attentamente le conseguenze che possono derivare dalla notizie fornite ai mezzi di comunicazione, mediante il rilascio di dichiarazioni equilibrate e, di certo, mai lesive della dignità professionale di un altro collega o dell’intera categoria.
Art. 8 Ogni forma di pubblicità commerciale è libera, l’investigatore privato può intraprendere ogni iniziativa che ritenga più opportuna per pubblicizzare la propria attività; non sono ammesse né forme di pubblicità fuorviante, volte a reclamizzare prestazioni professionali non rientranti nell’ambito del titolo di polizia rilasciato all’investigatore privato, né forme di pubblicità cd. ingannevole, tali da indurre la Clientela a ritenere possibili prestazioni che non possono essere espletate legittimamente dall’intestatario del titolo di polizia. Ogni abuso sarà perseguito in sede civile e penale ed attraverso l’azione disciplinare così come prevista dal presente codice negli articoli che seguono.

Titolo III
Conferimento ed estinzione del mandato

Art. 9 Il titolare dell’autorizzazione di polizia non può delegare ad altri la direzione dell’attività investigativa; nel caso in cui si avvalga dell’opera di collaboratori deve impartire puntuali direttive ed indicazioni operative al fine del corretto svolgimento delle investigazioni e gli operatori non potranno, per nessun motivo, assumere decisioni o intraprendere iniziative senza l’assenso dell’investigatore privato.
Art. 10 L’investigatore privato può usufruire dell’operato di un collega per lo svolgimento di incarichi particolarmente complessi e previa comunicazione al Committente che deve esprimere il proprio consenso, anche in ordine al compenso per la prestazione effettuata dal collega collaboratore.
Art. 11 L’investigatore, prima di accettare un incarico professionale, deve valutare attentamente se sussistano casi di incompatibilità rispetto ad altri servizi precedentemente assunti; in particolare deve verificare la sussistenza o meno di conflitti di interessi tra i vari Committenti e se, del caso, rinunciare ad uno degli incarichi conferitigli.
Art. 12 Data la natura di attività di libero professionista, l’investigatore privato deve mantenere una posizione di imparzialità ed indipendenza anche quando aderisce ad organizzazioni societarie od associative aventi natura politica e/o partitica; non può, pertanto, mai farsi condizionare nello svolgimento della sua attività e tanto meno alterare il risultato della prestazione al fine di favorire l’organismo al quale appartiene.
Art. 13 L’investigatore privato, che è tenuto ad ottenere un esplicito mandato dal Committente che tenga soprattutto conto delle disposizioni previste dalla Legge n. 675/1996, deve rinunciare all’incarico quando lo stesso risulta contrario a leggi o regolamenti ovvero comporti l’espletamento di servizi espressamente vietati dalle leggi vigenti ovvero ancora possa ostacolare il normale svolgimento di indagini di polizia giudiziaria.
Art. 14 L’investigatore privato non può accettare l’incarico di un nuovo Cliente se la riservatezza sulle informazioni fornite da un vecchio Cliente rischia di essere violata o quando la conoscenza da parte dell’investigatore degli affari del vecchio Cliente avvantaggerebbe il nuovo.
Art. 15 Le norme di cui sopra sono ugualmente applicabili nel caso di esercizio della professione in forma societaria suscettibile, comunque, di far nascere uno dei conflitti di interessi descritti negli articoli 12, 13 e 14. Art. 16 L’investigatore privato non può utilizzare, per nessun motivo, le notizie acquisite per il tramite del proprio ufficio, meno che mai al fine di trarre per sé o per altri un beneficio diretto od indiretto; la sua posizione deve essere sempre improntata alla massima correttezza e serietà professionale, soprattutto quando la natura delle informazioni in suo possesso è particolarmente delicata.

Titolo IV
Determinazione del compenso

Art. 17 L’investigatore privato è tenuto a rispettare, nello stipulare i contratti di prestazione professionale, i limiti tariffari previsti dalle tabelle, debitamente affisse alla visione del pubblico nella sede dell’Istituto, approvate dalla Prefettura di competenza, al fine di evitare forme di concorrenza sleale.
Art. 18 L’onorario richiesto dall’investigatore privato deve essere illustrato al Cliente in tutte le sue voci e deve essere equo e pienamente giustificato.
Art. 19 L’investigatore non deve concludere patti con i quali il compenso sia riferibile al risultato ottenuto; in particolare non deve stipulare accordi con il Cliente che obbligano quest’ultimo a riconoscere all’investigatore una parte del risultato, sia esso somma di denaro o qualsiasi altro bene o valore conseguito a conclusione dell’attività investigativa.
Art. 20 Quando l’investigatore privato richiede il versamento di un acconto sulle spese e/o sulle tariffe applicate, questo non deve andare al di là di una ragionevole stima dei prezzi legittimamente praticati, in base al tariffario approvato dalla competente Prefettura, e dei probabili esborsi richiesti dalla natura dell’incarico investigativo.
Art. 21 Non è assolutamente ammesso dividere i compensi derivanti dall’incarico investigativo con persone che non siano anch’esse persone appartenenti alla categoria professionale.
Art. 22 L’art. 21 non si applica per quanto riguarda le somme o corrispettivi di qualsiasi natura versati da un investigatore privato agli eredi di un collega deceduto o a un collega che si sia ritirato nel caso di suo subingresso, quale successore nelle pratiche già seguite da tale collega.

Titolo V
Assicurazione per la responsabilità professionale

Art. 23 Non è obbligatorio ma sicuramente auspicabile che, a garanzia dell’attività esercitata, l’investigatore privato, oltre la cauzione versata alla Prefettura di competenza al momento del rilascio del titolo di polizia, stipuli apposita assicurazione per la propria responsabilità professionale entro i limiti ragionevoli, tenuto conto della natura e della portata dei rischi che si assume nel corso della sua attività..

Titolo VI
Rapporti con la Prefettura e la Questura territorialmente competente

Art. 24 L’investigatore privato deve esplicare le attività per le quali ha ottenuto espressamente l’autorizzazione di polizia, che è tenuto a rinnovare annualmente, seguendo le direttive impartitegli dalla Prefettura competente territorialmente, attenendosi, altresì, alle leggi vigenti in materia.
Art. 25 L’investigatore privato, titolare della licenza ex art. 134 T.U.L.P.S. approvato con R.D. n. 773/1931, è tenuto a dirigere personalmente l’attività, per la quale risponde nei confronti dei terzi e delle Amministrazioni addette al suo controllo, non potendo in alcun modo delegare nessuno a tali compiti.
Art. 26 L’investigatore privato deve, in particolare, annotare sul registro delle operazioni giornaliere, la cui tenuta è obbligatoria ai sensi dell’art. 135 T.U.L.P.S. e del relativo Regolamento di esecuzione, previamente vidimato dalla Autorità di Polizia competente: A) il nome, la data e luogo di nascita delle persone per le quali gli affari o le operazioni sono compiute. B) la data e la specie delle medesime, l’onorario convenuto e l’esito dell’operazione. C) gli estremi del documento di identità o di altro documento avente valore equipollente.
Art. 27 Costituisce un dovere dell’investigatore prestare la sua opera a favore dell’Autorità di P.S. che ne faccia apposita richiesta, aderendo, altresì, a tutte le istanze dalla stessa rivoltegli anche ai fini del controllo sull’attività dall’investigatore privato.
Art. 28 L’investigatore privato deve, prima di assumere personale addetto alla collaborazione nell’esercizio dell’attività professionale, provvedere a comunicare alla Prefettura territorialmente competente i singoli nominativi, la quale ne prenderà atto.
Art. 29 Il Questore è istituzionalmente preposto al controllo operativo sul corretto esercizio dell’attività dell’investigatore privato, il quale è tenuto a prestare la massima collaborazione nel caso di richieste ed ispezioni di controllo.

Titolo VII
Rapporti tra Investigatori Privati

Art. 30 Lo spirito di colleganza esige un rapporto di fiducia tra gli investigatori privati nell’interesse dei loro Clienti; esso non deve mai porre gli interessi degli investigatori privati in contrasto con quelli di giustizia, soprattutto quando opera nell’esercizio dell’attività investigativa per la difesa penale.
Art. 31 L’investigatore privato riconoscerà come colleghi tutti gli investigatori che hanno ottenuto la prescritta autorizzazione di polizia rilasciata dalla Prefettura di competenza. Art. 32 Data la natura estremamente delicata dell’attività esercitata dall’investigatore privato, tutte le
comunicazioni tra i colleghi sono da considerarsi confidenziali. Ciò significa che l’investigatore privato non rileva le comunicazioni a terzi e non trasmette copia della corrispondenza stessa al suo Cliente; quando tali comunicazioni sono fatte per iscritto devono portare, comunque, la dicitura “confidenziale”.
Art. 33 Nel caso in cui il destinatario non sia in grado di dare alla corrispondenza il carattere “confidenziale” sarà tenuto a rinviarla al mittente senza rivelarne il contenuto.
Art. 34 L’investigatore privato non può richiedere un compenso o quant’altro ad un suo collega né ad un terzo né accettare un onorario per avere indirizzato o raccomandato un cliente.
Art. 35 L’investigatore privato non può, altresì, versare ad alcuno un compenso o quant’altro quale contropartita per la presentazione di un cliente.
Art. 36 L’investigatore privato non può assumere un incarico investigativo od informativo se è a conoscenza del fatto che il potenziale cliente è già assistito professionalmente da un collega, a meno che il committente (cliente) non lo sollevi espressamente da tale obbligo nel mandato ovvero che il collega comunichi di aver rinunciato al servizio.
Art. 37 L’investigatore privato nel caso in cui sostituisce un collega in un servizio investigativo od informativo, deve previamente dare comunicazione a quest’ultimo ed essersi assicurato che sono state prese tutte le disposizioni necessarie per il regolamento delle spese e dei compensi dovuti al sostituito. Questo obbligo non rende, tuttavia, l’investigatore privato responsabile per il pagamento del compenso al suo predecessore.
Art. 38 Se debbono essere effettuati dei servizi urgenti nell’interesse del Cliente, prima che possano essere espletate le formalità previste dall’art. 37, l’investigatore privato ha il potere-dovere di farlo a condizione però d’informare immediatamente il collega che egli ha sostituito.
Art. 39 L’investigatore privato incaricato di affiancarsi ad un collega in un determinato servizio deve informare quest’ultimo. Le norme del suddetto codice deontologico sono, avvenuta l’approvazione da parte degli organi direttivi centrali, immediatamente operative nei confronti dei singoli associati alla Federpol, i quali sono tenuti al loro rigoroso rispetto. In caso di inosservanza delle disposizioni sopra elencate, gli associati saranno sottoposti al procedimento disciplinare di seguito indicato.

Procedimento disciplinare

Art. 40 I provvedimenti disciplinari che possono essere adottati nei confronti degli associati, in caso di violazione delle norme comportamentali descritte nel presente codice sono: A) Richiamo scritto: che consiste in un richiamo in ordine alla violazione compiuta e l’avvertimento che ciò non abbia più a ripetersi. B) Censura: consistente in una formale dichiarazione della violazione e del conseguente biasimo. C) Sospensione: ovvero l’inibizione, per un tempo non inferiore a due mesi e non superiore ad un anno dalla qualità di associato con la relativa impossibilità di partecipare alle attività sociali. D) Espulsione: consistente nella perdita definitiva della qualità di associato e nella conseguente cancellazione dal libro dei soci.
Art. 41 E’ possibile altresì comminare la sospensione cautelare, la quale costituisce un particolare strumento col quale l’associato temporaneamente viene sospeso dalla sua qualità, nel caso in cui lo stesso viene a trovarsi nelle seguenti condizioni: 1) ricoverato presso l’ospedale psichiatrico o in casa di custodia o cura. 2) sottoposto all’applicazione di una misura di sicurezza non detentiva di cui all’art. 25 c.p. ovvero all’applicazione provvisoria di una pena accessoria o di una misura di sicurezza.
Art. 42 Può essere altresì comminata la sospensione cautelare nel caso in cui l’investigatore privato associato sia sottoposto a sorveglianza speciale, ovvero sia destinatario di un mandato od ordine di arresto.
Art. 43 Il richiamo scritto può essere inflitto quando l’investigatore privato associato, nel violare una delle disposizioni del presente codice, dimostra superficialità e negligenza tale, comunque, da non arrecare danni a terzi (Cliente, collega o quant’altro).
Art. 44 La censura può essere determinata nel caso di più violazioni che rientrano nel richiamo scritto avvenute nel corso di due anni, se di diversa specie, di un anno nel caso di violazione della medesima specie.
Art. 45 La sospensione riguarda, invece, comportamenti violativi delle norme del presente codice frutto di attività dolosamente diretta ad arrecare ad altri un ingiusto danno e/o arrecare a sé o ad altri un indebito profitto o utilità.
Art. 46 L’espulsione può avvenire nei casi in cui l’associato, oltre ad aver compiuto più atti volutamente ed intenzionalmente violativi delle disposizioni sopra riportate, adotti comportamenti in aperto contrasto con i doveri di associato o che comunque arrechino danno e pregiudizio all’immagine della Federpol; può essere, altresì, espulso l’associato nel caso in cui, a seguito di comportamenti abusivi, gli venga revocata la licenza di polizia dalla Prefettura territorialmente competente.

La procedura amministrativa

Art. 47 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari del Richiamo scritto e della Censura è il Consiglio della Regione presso la quale risulta svolgere l’attività l’investigatore privato sottoposto a procedimento disciplinare; in sede di appello è competente a decidere il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma.
Art. 48 Organo competente a decidere l’applicazione delle sanzioni disciplinari della Sospensione (anche cautelare) e della Espulsione è il Collegio dei Provibiri insediato presso la sede della Federazione Nazionale a Roma; in sede di appello, per i soli casi di sospensione, potrà essere adito il Consiglio Nazionale.
Art. 49 Le decisioni prese e non appellate o confermate in sede di appello sono definitive.
Art. 50 Il procedimento disciplinare inizia o d’ufficio o su istanza della parte interessata; non appena perviene all’organo competente (Consiglio Regionale o Collegio Probiviri), questi svolge una sommaria istruttoria sui fatti per valutarne la fondatezza e la rilevanza, nonché la propria competenza a giudicare, informando contestualmente, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, l’investigatore interessato. Nel caso di conflitto di competenza, tra i Consigli Regionali o con il Collegio dei Probiviri, la decisione spetta al Consiglio Nazionale, cui vengono trasmessi gli atti dagli organi in contrasto, i quali danno avviso alla parte interessata, la quale nei 10 giorni successivi può far pervenire le sue osservazioni ai fini della decisione sul conflitto.
Art. 51 L’organo adito può: 1.- archiviare la procedura, qualora risulti infondata o irrilevante la notizia. La rinuncia del denunciante non fa venir meno il procedimento disciplinare; 2.- effettuare l’istruttoria, acquisendo, laddove prodotte, sia le argomentazioni addotte a giustificazione dall’interessato, sia le informazioni anche presso terzi sull’episodio in contestazione, sentendo lo stesso associato, nel caso in cui ne faccia espressa richiesta.
Art. 52 Al termine della fase istruttoria, l’organo adito provvederà in Camera di Consiglio ad emettere la decisione di: archiviazione oppure di applicazione della sanzione disciplinare, disponendo, altresì, il grado della relativa sanzione.
Art. 53 Avverso la sanzione disciplinare irrogata, nei casi in cui è ammesso, l’interessato può proporre appello all’organo superiore competente, come previsto dagli artt. 47 e 48 del presente codice, entro e non oltre 30 giorni dalla data di comunicazione della sanzione irrogata.
Art. 54 Il procedimento previsto per la decisione in appello è identico a quello disposto per il procedimento di primo grado.
Art. 55 La Federpol, per il tramite dei suoi organi regionali e nazionali, provvederà a comunicare alle Prefetture di competenza, le sanzioni disciplinari definitivamente irrogate ai propri associati, per gli eventuali provvedimenti che le stesse vorranno autonomamente assumere nei loro confronti.

 

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